Erasmo
Secondo il filosofo Adorno “La forma più
alta di moralità è non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria. Non bisogna
sentirsi mai troppo a proprio agio. Bisogna sempre essere un po' fuori posto”.
Come si fa a contraddire quello straordinario pensatore tedesco?
Dunque, per chi condivida la sua visione morale -chi scrive, per vicende
personali e formazione esistenziale, è tra questi- la casa non esiste. Per
fortuna esistono, tuttavia, almeno i luoghi di sosta! Se questi luoghi hanno una
consuetudine che nasce -documenti alla mano- già nel 1760, come il Ristorante
Erasmo, è impossibile impedire alla mente di stravederli immersi nell’alone del
Tempo e della Storia. A me capita così.

Sto faticosamente confermando nel mio animo che il mio attuale territorio sia la
piccola frazione di Parrana San Martino, alle spalle di Livorno. Quando mi
allontano dalla mia abitazione, diciamo così, mi sembra di uscire dal mio
territorio abituale. Dovunque mi sento estraneo, straniero e forestiero. In
viaggio: la condizione di chi si dispone a uscire da sé per incontrare ciò che è
altro, dando così senso alla propria impresa.
Ognuno ha le proprie strade sentimentali del viaggio.
Le mie sono la Strada statale 16 “Adriatica” che corre da Padova a Otranto,
cittadina intorno alla quale sono nato, con il suo cippo dei mille chilometri.
Poi la Strada statale 1 “Aurelia” che da Roma porta alla Liguria e oltre,
passando per Genova, mia città di adozione. Infine la Strada statale 12 dell'”Abetone
e del Brennero”. Wikipedia dice che “è un'importante strada statale italiana che
collega l'Italia settentrionale all'Europa centrale”.
Dunque si parte da Livorno (un tempo era da Genova). Attraversata Pisa si
percorre quel meraviglioso e scenografico viale di platani che porta a San
Giuliano Terme, si svalica il crinale attraverso il “foro” e poi giù a Lucca
dopo aver sfiorato l’evocativa Santa Maria del Giudice e San Lorenzo a Vaccoli
(che fantasia di nomi in questa splendida Toscana che non è mica stringata come
la Liguria!).
Accarezzate le mura di Lucca si cercano (un po’ affannosamente) i cartelli “Via
del Brennero” oppure “Abetone” e si comincia a risalire (non visibile) il fiume
Serchio.
Sono circa nove chilometri di strada da Lucca e già si potrebbero immaginare
l’acciottolato sotto alle ruote della carrozza, la strada stretta, le poche
fattorie e la campagna ovunque, carovane di mercanti che provengono dalla
Garfagnana, dalla Pianura padana e oltre: Modena, Verona e chissà… Rovereto,
Trento, Bolzano, l’Austria e il centro Europa…
Improvvisamente, dove la strada si riaccosta, come per amore, al fiume Serchio,
sulla destra finalmente la possibilità di pasti caldi, alloggio e cambio dei
cavalli alla Trattoria “La presa dell’acqua”, ora Ristorante Erasmo.
So bene da quanti e notevoli personaggi, soprattutto a partire da metà
ottocento, siano state frequentate le stanze di questa vera e propria
Istituzione. Per il mio carattere dalla fantasia un po’ pindarica questo luogo
accogliente e quieto è fonte di altre emozioni1:
“I motivi principali per cui venivano affrontati viaggi estenuanti e pericolosi erano il pellegrinaggio ed il commercio, entrambi sostenuti da forti motivazioni. I pellegrinaggi in luoghi anche lontanissimi, come Santiago de Compostela o Cluny, se non la Terra Santa, erano intrapresi per il desiderio di toccare con mano le testimonianze della divinità ed eventualmente ricevere da questa grazia e guarigione. I viaggi commerciali, invece, erano motivati dall'ambizione di ampliare i propri affari, allargare le proprie conoscenze e, in definitiva, aumentare la propria ricchezza. Questi i motivi: altra suggestione ha il pensiero di quali fossero le condizioni in cui quegli spostamenti venivano vissuti giorno per giorno…”.
Le tappe dei viaggi:
“Le case che si prestavano ad ospitare i viaggiatori esponevano un visibile segnale per la propria disponibilità (se, addirittura, non erano inserite in un elenco che, come a Lucca, era scolpito su una facciata del duomo)…”.
Per esempio:
“Sulla porta della locanda era stato appeso un cerchio di ferro, ormai consumato dalla ruggine, che segnalava ai viaggiatori l'ospitalità offerta nella casa…”.
E poi:
“Coloro che avrebbero pernottato alla locanda, dunque, potevano arrivare a tutte le ore del giorno. Ed alla sera, quando ci si attardava intorno al camino, la confidenza con il padrone seguiva gerarchicamente l'ordine con cui si era fatta la sua conoscenza. Naturalmente c'erano le eccezioni, come gli ospiti più danarosi e quelli che già si erano fermati in quel luogo in occasione di precedenti viaggi…”.
Insomma sensazioni, percezioni nel tempo,
atmosfere di una realtà antica e concreta che ravviva il presente facendoci
rimpiangere qualcosa e compiacendoci delle conquiste della modernità. Cosa
ricordare, cosa cancellare, cosa conservare? Questo è il dilemma (come
nell’Amleto, Atto III, scena I).
La magia realizzata da tante generazioni della Famiglia Marcucci in
duecentocinquanta (e certamente più) anni, consiste nella conduzione di un luogo
di sosta che riesce oggi a coniugare le necessità gestionali moderne con una
immutata atmosfera di ospitalità e di viaggio.
Seppure chi frequenti l’attuale “Ristorante Erasmo” vi si rechi allo scopo di
godere della sua cucina, la permanenza nelle sue stanze, con la mobilia e i muri
e gli addobbi e -soprattutto- i caminetti ha il sapore dell’oasi di quiete che
interrompe le scomodità, il frastuono, le traversie che comporta un viaggio.
Quando il discreto personale (se non la signora Paola o il signor Lorenzo)
accompagna al tavolo prenotato, una volta accomodati in attesa delle pietanze,
fuori dalla porta del locale, lungo la Via del Brennero, veloci carrozze coi
cavalli o carri colmi di merce faticosamente trainati da muli, e luce offuscata
dalla polvere o inquietante buio appena illuminato da lanterne e fiaccole,
scalpiccii, sporadiche grida di vetturini e colpi di batacchio alla porta dei
nuovi viaggiatori per la richiesta di ospitalità. La quiete accanto a
quell’acqua di fiume garfagnino che non sosta mai.
E poi i cibi2:
“…una cucina Toscana fatta di sapori
semplici e genuini, con piatti tipici della tradizione lucchese legati alla
freschezza e alla stagionalità dei prodotti. Vecchie ricette di nonna Argenta
che sua nuora Eria ha saputo riproporre e arricchire e tramandare alla figlia
Paola.
Da ricordare il farro e i salumi della Garfagnana, i tortelli e la pasta fatti a
mano, la farinata di verdure, il pollo al mattone, le trote e le trotelle del
Serchio, gli squisiti fritti di pollo, agnello e verdurine e, quan-do sono di
stagione, i funghi porcini, cucinati alla griglia, fritti, in casseruola o crudi
in insalata.
I piatti vengono accompagnati da olio extravergine d'oliva delle nostre terre,
unico per sapore ed aroma, e da vini tipici locali delle colline lucchesi e
Montecarlo che hanno tradizioni che risalgono fin dal tempo degli Etruschi.”
Sapori semplici e genuini, tradizione,
freschezza e stagionalità, territorialità dei prodotti: cosa chiedere di più per
sentirsi fuori dal tempo eppure partecipi della tenacia di una Famiglia che quei
valori intende conservarli nel tempo e a dispetto dei tempi?

Ecco. Salutare con gratitudine i signori Marcucci -della Trattoria “La presa dell’acqua”, del Ristorante Erasmo- all’uscita dal locale, significa infine essere sfuggiti, almeno per alcune ore, all'assolutezza che questi nostri tempi vorrebbero dare all'attualità, a discapito di tanti secoli che l'hanno prodotta, portandoci ad essere ciò che siamo nel bene e -catastrofi ambientali, prepotenza finanziaria, cancellazione delle arti e dei mestieri, mortificazione delle passioni professionali e delle tradizioni- nel male.
Note
1 I brani riportati sono tratti dal racconto per ragazzi "Il capanno in montagna" che si trova in questo sito Web e che ha tratto numerose informazioni dall'opera "Viaggiare nel Medioevo - dall'ospitalità alla locanda" di Hans Conrad Peyer", Editori Laterza.
2 Brano
tratto dalla pagina Internet del Ristorante Erasmo. Anche le immagini presenti
sono tratte, per gentile concessione della Famiglia Marcucci, dallo stesso sito
www.ristoranteerasmo.it