La tua voce
La tua voce prende il volo
ed io
bambino
afferro ogni parola
come farfalla d'aria
e sillabe
sospiri sussurri
salire e scendere del tono
sorridere
chiedere e offrire
anche semplicemente
dire
m'incontrano teso
nel gesto di capire
cosa tu sia
davvero
in quell'aprirsi del cuore.
Un dono
solamente un dono
l'armonia dei gesti
quotidiani
come protendere braccia
sguardi, sorrisi
lievemente oggetti
o l'offerta di un suono.
Ti ascolto danzare
per una gioia
che non ti abbandona
neppure
se risponde lontano
un silenzio e credo
a volte
di percepire
la vita come degli alberi
i fiori
il mattino la sera
il cielo che attende
ancora
la nostra primavera.
La tua voce prende il volo
ed io
come un aquilone
rapito,
mi porta il vento
dietro a un sogno infinito.
I poeti
I poeti vivono sopra alle nuvole
e sotto alle pietre le loro poesie,
i poeti allungano il braccio
tentando di scoperchiare le parole
ed esse cercano invano
la via della luce.
Quando il gioco riesce non è una novità
solo svelarsi di sogni
e non tentate di seguirli entrambi
perchè
sono già altro sospiro di vento.
E voi vi domandate dell'azzurro del cielo?

La Sambuca
Forse la formula è il rivo che gorgoglia
tra le sponde avide di terra e inghiottito
nei fossi ombrosi di sambuco
mentre la serpe celata dai sassi come curiosa
sguscia quanto basta a quegli occhi gialli
di ruggine di bosco.
Che sia trascorso il tempo dei romiti incuranti
del selciato tagliente o del buio che sovrasta
tra i rumori notturni delle fiere
lo dicono i segni precisi come geometria
di stampo nel fango a rombi dei pneumatici.
Eppure ancora adesso se insieme a lei
ti inoltri tra i trascurati lembi di sterpi
sulla imprecisa via che conduce alla pieve
lungo un tracciato torto che si ingorga,
si confonde, sembra sostare e poi precipita
(fluisce solo alla fine del tempo quando il mare
raccoglierà ogni goccia che scorre
dal monte verso la terra promessa della storia
in quel punto laggiù, lo vedi? verso la fine
)
allora ti sembra di capire.
La vita è gesto, sguardo, scorrere dei giorni
tra il diverso luccicare delle stagioni
brusio di presenze che non gridano e se accade
è perché parlano piano all'imbrunire
quando il silenzio è voce.
Presi per mano, nudi o sontuosamente vestiti
scalzi o altro
siamo gorgoglio, inghiottire nelle forre e poi
riemergere, ingorgare nei giorni duri
insoliti e stanchi e poi ancora solari dove la valle
si apre, acqua che scorre tumultuosa o quieta
anche noi, secondo il declinare delle cose.
Come il tempo tra gli intrichi dei rami sambuchi
come sempre e in attesa.
Cinque stagioni
Cinque parti di me a convivio
per sguardi fugaci nel contegno
di giovani donne
arco proteso e danza delle mani nell'aria estiva.
Mi sono interrogato su tutti
i miei spiriti ribelli
animati ognuno da inattese creature
eppure
non saprei inventare
per me che di natura spettatore
restituisco intatto ciò che osservo
una tale cinquina per vincere la gara
coi miei giorni.
Rossa come il fuoco che avvampa o bruna
come la notte che celando schiude,
chiara di frumento raccolto
sui campi della calura o di autunno
castagno che resiste al fulmine e divora
la terra che lo accoglie. Infine tu, primavera.
Una sera
al centro di un frusciare di parole e al lume
tremolante di candela
sono stato un sole illuminato
questa volta
dalle cinque stagioni.
Chi siamo
É nel ricordo che siamo
veramente. Di noi
rimarrà un'espressione, un gesto
una posa o un'immagine
soltanto. Oppure
quel tuffo al cuore e un'emozione
come di...
"è difficile definire", per dire
che noi non siamo stati - niente -

Lettera
Per comunicarti che scorgendoti
così
all'improvviso
ho saputo di volerti bene.
Solamente amore
Noi
è per non essere dio
o
almeno
una sua piccola fiamma eterna
che soffriamo
non avere tutto
così immenso, grande
che per pudore
noi chiamiamo "quel poco"
oppure
solamente
amore.
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Lo sai?
Lunedì, martedì, mercoledì
giovedì
venerdì
sabato domenica
ancora, dai!
pollice
indice
medio
anulare
mignolo.
come una bambina che danza
sapendo dell'attesa
per ogni misurato librare
la tua voce
recita suoni
decisi imbarazzati lieti
modulati o quieti.
Mostrami di te qualcosa
che ancora non so
come dirmi va bene, eccomi
si oppure no.
Tu, noi, loro
Un luccicare strano
nelle fessure degli occhi
come di arguzia ed è soltanto
gioia d'esistere, sapere
stupore di ogni istante.
Oppure studiata indifferenza
per il gioco protratto
della simulazione
che trattiene un abbraccio
e insieme l'emozione.
Così l'una e l'altra
e non riesco a immaginare
l'esito fallimentare di un compagno
poeta
nei loro giorni separati da noi
che solo per attesa
le osserviamo.
E tu? i tuoi giorni?
accetterò per te questo destino?
È senza risposte la vita che non siano
dentro la vita stessa dunque
altre domande
camuffate dai sogni.
Soltanto un accadere, il resto
e tu, noi, loro
l'esito del tempo senza fine.
Salento
Noi
e bianche pareti di calce
insieme abbagliati
dal mare turchese
dove erano
- tradita la costa -
i tufi paesi
cintati di orti e uliveti
e in attesa
di tregua
persino la festa dei grilli.
Sospese tra il cielo
e la terra riarsa
le nostre parole di fresco vestite
all'ombra
della piccola stanza.
Luccicavano gli occhi
talvolta
perle saline di gioia
e le gocce di mare sui corpi
spandevano
palme di mano
protese a conoscere il sole.
Noi
come adesso nei sogni
e per sempre.

Tracce di pioggia
Parole, gesti, sorrisi,
quotidiane intese e circostanze
immagino di te da chissà
dove
e intanto attendo
il giorno
per altre finestre spalancate.
L'ombra gira intorno agli oggetti
e il sole latita comunque
e nonostante
in questa età di piogge.
Vorrei ci accomunasse
questo umido delle strade
per cercare il conforto nelle tasche
dove ancora un granello
la polvere
un inspiegabile capello
sorprendesse il ricordo.
Wrooom di auto che passeggiano veloci
e motorette tirate,
mentre noi sostiamo al buio,
stazioni che si perdono
nella nebbia del ricordo e i treni
in fuga
per sempre lungo la ferrovia dei ricordi.
Noi siamo quell'erba lungo
le rotaie
piegata al tempo per vivere e
l'intreccio delle radici scomposte
tra i sassi,
tamburellare e spegnersi
di queste gocce sulla lamiera
quando ogni sogno
è un rifugio
nello sgranarsi rapido dei giorni.
O le tracce come parole
sul vetro che trattiene il buio
oltre
lo scomparto di un treno
che mai ci appartiene.
Primi di gennaio
Il mio bianco
gennaio (non per
la neve sconosciuta
o quasi ma per la luce
che dopo lo stellato
dicembre
cresce fuori dalle finestre)
è ossidato alla sera
dai lampioni
gialli come i fantasmi
sulfurei
della notte.
È allora che i pensieri
si fanno ombra
avvolta da misteriose volute
che celano i desideri.
Scomparire o comprendere
sopra o sotto
bianco
o nero come qualsiasi cosa sia
oppure lucido e
inebriato, abbandonato a sé
disperso
questo giorno incerto dei primi
di gennaio.
Sogni
"Ieri notte ho indugiato
a lungo sognando..."
Per sapere di me
interrogo i miei sogni
e per non essere
confuso
dal bagliore dei giorni.
Ma per dire di te
non ci sono parole
i tuoi sogni
mi accecano
come la luce del sole.
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