A Londra
Naturalmente, dopo aver ammirato dal mare le
bianche scogliere, sbarcammo a Dover a tarda sera e subito si presentò il
problema del pernottamento. Per fortuna non avevamo problemi per
l'alimentazione: fornelletto Campingaz, cibo in scatola e appetenza giovanile ci
venivano sempre in soccorso. Piuttosto dovevamo far spesso ricorso al nostro
spirito di adattamento per la notte.
La soluzione consistette in alcuni enormi cartelloni pubblicitari che andavano
da mezzo metro di altezza sul suolo al cielo. Costituivano un buon riparo,
almeno alla vista, e non ci fu bisogno neppure di montare la tendina.
La sveglia -fragorosa- del mattino ci fu data da enormi gabbiani che riempivano
il cielo delle loro bianche ali e l'aria dei loro corali stridii: chiasso aereo
e irritato di chi si trova a competere, in gran numero, per il cibo reperibile
in un angiporto. Veramente un po' ci impaurimmo, non abituati, Oggi i gabbiani
si trovano anche nelle discariche a decine di chilometri dal mare. Altro segno
di come l'ecosistema si sia modificato in quarant'anni.
Quel mattino cominciammo a conoscere il te macchiato col latte e il caffè
imbiancato di latte di quello strano popolo del Regno Unito. Poi il caso che
governava il nostro viaggio per Londra "a carico" di automobilisti gentili ci
permise di sfiorare Canterbury con i profili gotici dei suoi edifici storici.
Di passaggio qualcosa che, per niente genovese, ci ricordava invece il
"genovese", come questo, "The Bell Inn":

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